Il premio Nobel per la letteratura 2011 è il poeta svedese Tomas Tranströmer: «Attraverso le sue immagini dense e limpide ha offerto un nuovo accesso alla realtà», recita la motivazione dell'Accademia reale svedese.
Nato a Stoccolma nel 1931, laureato in psicologia, appassionato di musica, raggiunto il successo come letterato ha continuato la professione terapeutica, occupandosi di disabili e tossicodipendenti.
Poco conosciuto in Italia è però molto legato al nostro Paese, di cui conosce la lingua e dove trascorse la luna di miele nel 1958 visitando Firenze, Padova e Venezia. La città lagunare è citata spesso nelle sue poesie, e la sua raccolta più importante s'intitola «La gondola a lutto».
Nel 2004 è stato a Percoto (Udine), per ritirare il premio Nonino, che gli fu consegnato da Claudio Magris.
Una sua raccolta di versi, «Poesia dal silenzio» è stata pubblicata dalla casa editrice Crocetti, per la quale tra 15 giorni uscirà un nuovo volume, «Il grande mistero». Colpito da un ictus nel 1990, il poeta da allora è muto e costretto su una sedia a rotelle.
«Non pensava di poter più sentire questa gioia», ha raccontato ieri Monica Bladh, sua moglie.
Voce fondamentale del mondo letterario, Tomas Tranströmer è stato tradotto in quarantanove lingue. Testimoniata da notevoli riconoscimenti critici, la sua funzione ispiratrice emerge anche da ammissioni di «debiti creativi» nei suoi confronti da parte di molti poeti: in particolare le giovani generazioni statunitensi e polacche, per le quali Tranströmer è da tempo un vero cultpoet.
Con Strindberg e Swedenborg, Tranströmer è lo svedese che più ha influenzato la letteratura internazionale.
Nella sua opera si registra una costante tendenza al silenzio: la parola è spesso concepita negativamente e contrapposta a una lingua ideale, un metalinguaggio che può convivere con l'assenza di parole.
Il silenzio è la condizione essenziale per la sua ricerca: «Stanco di chi non offre che parole, parole senza lingua / ... / Scopro orme di capriolo sulla neve. / Lingua senza parole»
Emerge l'importanza delle pause, degli spazi tra parola e parola, espressa anche in Breve pausa in un concerto d'organo, che indica nel silenzio la condizione privilegiata per avvertire i ritmi della vita.
Il poeta nelle sue opere presenta spesso una natura desolata, senza l'uomo.
Nell'ultima raccolta La gondola a lutto, scritta dopo essere stato colpito dalla malattia, i temi della chiusura, della cancellazione e della morte diventano dominanti.
In Aprile e Silenzio Tranströmer esprime la sua condizione di prigioniero del suo male con l'immagine del violino chiuso nella sua custodia: non può emettere suoni.
L'amarezza emerge dalla parola enda, «solo», senza la quale il testo risulterebbe una serie di dichiarazioni dal tono assolutamente impersonale.
12 Ottobre 2011